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Venerdì, ore 13:15. Numero caffè: troppi per contarli, eppure la stanchezza è la stessa. In sala insegnanti, mentre correggo una pila infinita di compiti, una collega mi guarda e sospira: “Siamo i nuovi poveri.”Resto in silenzio per qualche secondo. Quella frase mi rimbalza nella testa come un’eco. I nuovi poveri. E sì, ha ragione. Perché
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“Rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!” Così scriveva Guido Gozzano, ironizzando su un tempo lontano, popolato da atmosfere romantiche e stanchezze borghesi. Parafrasando, vien da pensare che ci sia chi oggi, nella politica italiana, vorrebbe davvero rinascere nel 1850: un’epoca in cui i lavoratori erano una massa informe che non aveva ancora conquistato nemmeno il
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